I servizi delle automotrici in Sicilia all’indomani del secondo conflitto mondiale

 

(Roberto Copia)

 

All’indomani del secondo conflitto mondiale, in nessun'altra regione italiana quanto in Sicilia l'impiego su larga scala delle automotrici, che fino a non molto tempo fa eravamo abituati a chiamare «littorine», ha rappresentato un salto di qualità del servizio ferroviario viaggiatori, ovviando alle criticità nell'esercizio dei collegamenti tra i principali capoluoghi, imposte dalle stesse condizioni geopolitiche dell'isola.

 

La fisonomia del traffico ferroviario siciliano ne è stata profondamente mutata.

 

Prima della guerra, infatti, il movimento dei treni viaggiatori in Sicilia -con la sola eccezione dei pochi treni diretti sulle due linee costiere principali Messina-Palermo e Messina-Siracusa- era caratterizzato da convogli di eterogenea composizione, faticosamente trainati da sbuffanti locomotive a vapore, con una velocità commerciale al di sotto della media e un comfort del tutto assente (nell’immagine uno di questi convogli in linea, nei pressi di Catania)

 

Dopo il conflitto e le conseguenti devastazioni, la deficienza di materiale rotabile, da un lato e quella di combustibile solido (carbone), dall'altro avevano compromesso seriamente la ripresa delle comunicazioni ferroviarie su tutto il territorio nazionale (basti pensare che su 895 automotrici esistenti prima del conflitto, ne rimasero in buone condizioni di funzionamento soltanto 125, poco più del 25%, in alcuni depositi meno danneggiati degli altri).

 

L’Amministrazione Ferroviaria dell’epoca decise così di concentrarne un sufficiente numero in Sicilia ed organizzare, con opportuni accorgimenti, un servizio ferroviario tenendo conto delle necessità essenziali del territorio.

 

Fu così che sulle linee Siciliane cominciarono a circolare sempre maggiori quantità di automotrici, sostanzialmente di due tipi: le Aln 556 Fiat con due motori da 84 cavalli ciascuno, 56 posti a sedere e 20 in piedi, ed una "velocità massima di 120 km/h e le Aln 772 (pesante) con due motori da 150 cavalli ciascuno, 72 posti a sedere e 20 in piedi, e 130 km/h di velocità massima.

 

Il pubblico accolse con sensibile favore questo nuovo tipo di materiale rotabile che viaggiava quasi sempre stracolmo. Anche il personale viaggiante vedeva di buon occhio le littorine alle quali vennero subito affidate le relazioni interne tra i capoluoghi siciliani.

 

Le automotrici viaggiavano, lungo le meravigliose coste siciliane, sfrecciavano sui viadotti, attraversavano le zone dei giardini e degli agrumeti in fiore, arrancavano lungo le salite tortuose per superare le brulle montagne dell'interno, oltrepassavano (senza l'inconveniente dell'asfissiante fumo) le lunghe gallerie dei Peloritani, sulla Messina-Milazzo-Palermo e di Marianopolì sulla Catania-Caltanissetta-Palermo. Il loro caratteristico segnale acustico — una via di mezzo fra il fischio e il clakson — richiamava l’attenzione degli abitanti lungo le linee costiere o presso i passaggi a livello; e sempre, ad ogni stazione, una folla di viaggiatori si avvicendava su di esse, in una simpatica mescolanza dì tipi.

Le automotrici, grazie alla loro versatilità d’impiego, costituivano un mezzo appropriato e rapido di trasporto per ogni categoria di viaggiatore.

La I classe era spesso frequentata da commercianti e industriali in viaggio di affari, intere famiglie dell'alta borghesia, funzionari e ufficiali, senatori e deputati (per i quali erano costantemente riservati alcuni posti, coppie di sposi in viaggio di nozze e, di quando in quando, coppie o gruppi di turisti stranieri).

Le II e III classi, invece, trasportavano abitualmente i piccoli professionisti di provincia, gruppi talora assai folti di venditori ambulanti che si recavano alle fiere dei paesi, e contadini delle pendici Etnee e della «Conca d'Oro».

 

In un caso particolare, le automotrici siciliane attraversavano addirittura lo Stretto di Messina per garantire ai viaggiatori una comoda coincidenza -a Villa San Giovanni- con l'elettrotreno Reggio Calabria-Roma.

 

Il suddetto servizio era congegnato in modo tale da garantire a coloro che partivano da Trapani o da Agrigento di raggiungere “comodamente” (n.d.r. a quei i tempi) Napoli e Roma, addirittura in giornata.

 

Gli orari dell’epoca, infatti, prevedevano la partenza da Trapani alle 4.10 del mattino con arrivo a Palermo alle 6,15; qui, la littorina di turno veniva posta in composizione col rapido di I classe Palermo-Roma in partenza alle 7,05 ed arrivo a Messina alle 11,05.

 

Frattanto, da Ragusa si muoveva, alle 5,25, un'altra automotrice per Siracusa (7,55), Catania (9,10) e Messina.

A Catania, questa automotrice veniva agganciata a quella partita da Agrigento alle 5,20, con soste a Caltanissetta (ore 6,53), Enna (ore 7,43) ed arrivo a Catania alle 9,20.

Alle 9,25 il convoglio così formato proseguiva la propria corsa, come rapido di I classe Siracusa-Roma, arrivando a Messina alle 10,55.

 

Ma la storia non finiva qui ! A Messina Centrale, due delle quattro automotrici provenienti rispettivamente da Palermo e da Siracusa, venivano accoppiate ed imbarcate sulla nave-traghetto in partenza alle 11,25 per Villa San Giovanni.

 

L’arrivo a Villa San Giovanni avveniva intorno alle ore 12,00 e le due automotrici  una volta sbarcate dalla nave venivano instradate sul binario servito dalla stessa pensilina ove, sul binario a fianco, era previsto l’arrivo da Reggio Calabria dell'elettrotreno per Roma.

 

Una volta terminato il trasbordo dei viaggiatori le nostre due automotrici Siciliane si muovevano alla volta di Reggio Calabria, realizzando così un collegamento diretto Sicilia-Calabria a mezzo treno e contribuendo, considerata l’epoca di cui stiamo parlando, a una sana propaganda unitaria della Nazione.

 

In direzione opposta il servizio era organizzato in maniera analoga.

 

Le due automotrici termiche accoppiate partivano da Reggio alle 16,58, con destinazione Villa San Giovanni, stazione in cui attendevano l'elettrotreno proveniente da Roma, per accogliere i viaggiatori diretti in Sicilia.

 

Che dire? Erano proprio altri tempi !

Tempi in cui la ferrovia, anche in Sicilia, era al servizio della cittadinanza.

Oggi, tutto questo appare impossibile, quasi fantascienza, eppure -a pensarci bene- non lo sarebbe …..

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